Una delle frasi che ho sentito più spesso nel mondo della meditazione è:
“Osserva i tuoi pensieri.”
Sembra una frase semplice.
Eppure, per anni, io non ho capito davvero che cosa significasse.
Ogni volta che un insegnante diceva:
“Osserva il pensiero.”
Oppure:
“Visualizza il pensiero.”
Nella mia mente nasceva sempre la stessa domanda:
Come faccio a vedere un pensiero?
Una tazzina di caffè la vedo. Un albero lo vedo. Il cielo lo vedo. Ma un pensiero? Che forma ha? Che
colore ha? Dove si trova?
Più cercavo di capire, più mi sentivo confusa.
Pensavo che forse mi mancasse qualcosa. Forse gli altri capivano e io no. Forse non ero portata per la
meditazione.
E questa sensazione, a dirla tutta, era piuttosto frustrante.
Oggi ho deciso di scrivere l'articolo che avrei voluto trovare io quando ho iniziato.
Non una spiegazione complicata.
Non una lezione dall'alto.
Soltanto una spiegazione semplice di ciò che, dopo molto tempo, ho finalmente iniziato a comprendere.
Quando il linguaggio rende difficile qualcosa che potrebbe essere semplice
Nel mondo della meditazione e della spiritualità si utilizzano spesso parole bellissime.
Il problema è che, a volte, sono talmente astratte che chi sta iniziando rischia di sentirsi ancora più
lontano dalla comprensione.
Osserva. Testimonia. Lascia andare. Sii presente. Dimora nel momento. Visualizza il pensiero.
Per chi pratica da anni, queste espressioni possono sembrare naturali.
Per chi è all'inizio, invece, possono sembrare istruzioni scritte in una lingua sconosciuta.
Il mio problema non era la mancanza di volontà.
Cercavo veramente di capire.
Ma quando qualcuno mi diceva di osservare un pensiero, io prendevo quelle parole quasi alla lettera.
Cercavo di capire che cosa avrei dovuto vedere.
Un'immagine? Una forma? Una scena? Qualcosa che appariva davanti agli occhi?
Avrei voluto che qualcuno mi dicesse semplicemente:
“Guarda che è molto più facile di quanto credi.”
La scoperta che ha cambiato il mio modo di meditare
Dopo anni, molte letture, molte domande e molti tentativi, ho finalmente compreso una cosa che ha
cambiato completamente il mio modo di interpretare quella frase.
Osservare un pensiero non significa necessariamente vedere un pensiero. Significa, prima di
tutto, accorgersi che stai pensando.
Tutto qui.
Quando l'ho capito, ho provato una sensazione di sollievo.
Non dovevo imparare una capacità misteriosa. Non dovevo sviluppare un potere speciale. Non dovevo
aspettare di raggiungere uno stato mentale straordinario.
Dovevo semplicemente riconoscere ciò che stava già accadendo dentro di me.
Sembra una differenza piccola.
Per me è stata enorme.
Un esempio concreto: il libro che non stai più leggendo
Immagina di essere seduta sul divano.
Stai leggendo un libro.
A un certo punto compare un pensiero:
“Domani devo telefonare a mia sorella.”
Da lì, magari, ne arriva subito un altro.
Pensi all'ultima volta che vi siete parlate. Ricordi qualcosa che è successo. Poi compare una
preoccupazione. Dalla preoccupazione nasce una conversazione immaginaria. Cominci a pensare a
quello che dirai. A quello che potrebbe rispondere lei. A quello che avresti dovuto dire una settimana fa.
Dopo qualche minuto sei ancora seduta sul divano e hai ancora il libro davanti agli occhi.
Ma tu, mentalmente, sei andata lontanissimo.
Ti è mai successo?
A me continuamente.
Ecco, per come ho iniziato a comprenderlo io, osservare il pensiero comincia nel momento in cui ti
accorgi che tutto questo sta accadendo.
Quando riconosci:
“Ah, sto pensando.”
Non devi necessariamente analizzare ogni pensiero. Non devi giudicarlo. Non devi arrabbiarti perché ti
sei distratta.
Ti sei semplicemente accorta di essere stata trascinata via dal filo dei pensieri.
Quell'accorgersi è già importante.
Meditare non significa smettere di pensare
Per molto tempo ho creduto che meditare significasse riuscire a non pensare.
Nella mia immaginazione, una persona veramente brava a meditare si sedeva, chiudeva gli occhi e
nella sua mente scendeva immediatamente un silenzio perfetto.
Nessun pensiero. Nessuna distrazione. Nessun ricordo improvviso.
Io, invece, chiudevo gli occhi e la mia mente sembrava avere ancora più cose da dire.
Pensavo alla giornata. Alle persone. Ai problemi. Alle cose da fare. A qualcosa accaduto dieci anni
prima e inspiegabilmente riapparso proprio in quel momento.
E pensavo:
“Non sono capace di meditare.”
Oggi non la vedo più così.
La mente produce pensieri.
Pensare è una delle sue attività naturali.
Il punto della pratica, almeno per come la sto vivendo e comprendendo, non è dichiarare guerra a ogni
pensiero.
Il problema non è il fatto che un pensiero appaia.
La difficoltà nasce quando ogni pensiero ci trascina via e noi non ci accorgiamo nemmeno di essere
stati trascinati.
La meditazione non mi sta insegnando a eliminare i pensieri.
Mi sta insegnando a notarli.
E questa, per me, è stata una delle spiegazioni più liberatorie.
Che cosa significa davvero “accorgersi”?
A volte crediamo che la meditazione consista nel raggiungere uno stato speciale.
Per la mia esperienza, molto spesso consiste semplicemente nell'accorgersi.
Accorgersi che stiamo pensando. Accorgersi che siamo distratti. Accorgersi che siamo preoccupati.
Accorgersi che stiamo rivivendo mentalmente una conversazione. Accorgersi che siamo persi in un
ricordo. Accorgersi che stiamo immaginando qualcosa che non è ancora accaduto.
In quel momento succede qualcosa di interessante.
Fino a un secondo prima eravamo completamente dentro il pensiero.
Poi ci accorgiamo che stiamo pensando.
È come se si creasse un piccolo spazio.
Il pensiero c'è ancora, ma ora sappiamo che c'è.
Per me questa è una delle porte più semplici per comprendere la consapevolezza.
Non significa controllare perfettamente la mente.
Significa iniziare a riconoscere ciò che sta accadendo mentre sta accadendo.
Ti sei distratta cento volte? Non hai fallito cento volte
Questa è un'altra cosa che avrei voluto sapere all'inizio.
Se durante una pratica di meditazione ti distrai e poi torni al respiro, non significa necessariamente che
hai fallito.
Se dopo pochi secondi ti distrai nuovamente e poi te ne accorgi, puoi tornare ancora.
E ancora. E ancora.
Per molto tempo interpretavo la distrazione come la prova che non ero capace.
Oggi provo a guardarla diversamente.
Il momento importante non è soltanto quello in cui l'attenzione rimane stabile.
È anche quello in cui riconosci:
“Mi sono persa nei pensieri.”
E torni.
Ogni ritorno fa parte della pratica.
Anche se accade dieci volte. Anche se accade cento volte. Anche se in una giornata la mente sembra
particolarmente rumorosa.
Non tutte le pratiche saranno uguali.
Non tutte le giornate saranno uguali.
E non credo che dobbiamo trasformare anche la meditazione in un'altra gara nella quale giudicarci
continuamente.
Un piccolo esercizio per capire cosa significa osservare i pensieri
Se vuoi provare, puoi iniziare con un esercizio molto semplice.
Siediti comodamente per qualche minuto.
Non cercare di raggiungere uno stato speciale. Non cercare di svuotare la mente. Non cercare di
rilassarti a tutti i costi. E soprattutto, non cercare di meditare perfettamente.
Porta semplicemente l'attenzione al respiro.
Non devi modificarlo.
Osserva la sensazione dell'aria che entra e che esce, oppure il movimento naturale del corpo durante la
respirazione.
Prima o poi arriverà un pensiero.
Forse una cosa da fare. Un ricordo. Una preoccupazione. Una frase. Una scena.
Quando ti accorgi di essere stata portata via dal pensiero, prova semplicemente a riconoscerlo.
Puoi dirti mentalmente:
“Sto pensando.”
Poi riporta con gentilezza l'attenzione al respiro.
Dopo poco potrebbe arrivare un altro pensiero.
Quando te ne accorgi:
“Sto pensando.”
E ritorni.
Non devi combattere. Non devi rimproverarti.
Non devi pensare:
“Ecco, ho sbagliato di nuovo.”
L'esercizio non consiste nello smettere di pensare.
L'esercizio consiste nell'accorgerti che stai pensando e nel tornare.
La differenza tra pensare e sapere che stai pensando
Questa distinzione è stata molto importante per me.
Possiamo essere completamente assorbiti da un pensiero senza rendercene conto.
Per esempio, possiamo passare venti minuti a immaginare una conversazione futura.
Nella nostra mente rispondiamo. Ci arrabbiamo. Prevediamo la risposta dell'altra persona. Costruiamo
scenari.
Il corpo può persino reagire emotivamente a una conversazione che, nella realtà, non è ancora avvenuta.
Poi, improvvisamente, ci accorgiamo:
“Sono qui da venti minuti a immaginare una situazione.”
La situazione esterna non è cambiata.
Ma la nostra relazione con ciò che sta accadendo mentalmente sì.
Prima eravamo dentro la storia. Ora sappiamo di stare costruendo una storia.
Non significa che il pensiero scompaia immediatamente.
Ma si crea una piccola distanza.
Ed è proprio questa esperienza che avrei voluto mi fosse spiegata con parole semplici quando ho
iniziato.
Perché le parole della meditazione possono creare confusione
Non credo che parole come osservare, presenza, consapevolezza o lasciare andare siano sbagliate.
Credo però che abbiano bisogno di essere spiegate.
Una parola che per un insegnante racchiude anni di esperienza può arrivare a un principiante come una
formula incomprensibile.
Dire semplicemente:
“Osserva il pensiero.”
può essere sufficiente per qualcuno.
Per me non lo era.
Io avevo bisogno di esempi. Avevo bisogno di qualcuno che mi dicesse:
“Se stai leggendo e dopo cinque minuti scopri di aver pensato ad altro, il momento in cui te ne accorgi è già importante.”
Avevo bisogno di capire che non dovevo vedere un oggetto misterioso chiamato pensiero.
Dovevo imparare, gradualmente, a riconoscere l'attività della mia mente.
Questa differenza nel linguaggio avrebbe potuto risparmiarmi molta frustrazione.
Ed è proprio per questo che ho deciso di creare questa serie di articoli.
Nasce il Dizionario della Meditazione di Alchimia di Luce
Ci sono parole che incontriamo continuamente nel mondo della meditazione e della crescita personale.
Presenza. Consapevolezza. Ego. Lasciare andare. Osservare. Non identificarsi. Radicamento.
Sono parole utilizzate moltissimo.
Ma siamo sicuri di averle comprese davvero?
Con il Dizionario della Meditazione di Alchimia di Luce voglio fare una cosa molto semplice:
prendere, una alla volta, le parole che spesso sembrano complicate e provare a raccontarle attraverso
un linguaggio comprensibile ed esempi concreti.
Non voglio insegnare dall'alto.
Voglio condividere ciò che sto comprendendo lungo il cammino.
Le domande che mi sono fatta. Le cose che non capivo. Gli errori. Le spiegazioni che finalmente mi
hanno aiutata.
Perché forse non sono l'unica ad aver ascoltato una frase apparentemente semplicissima pensando:
“Va bene, ma concretamente che cosa devo fare?”
Quello che avrei voluto sapere fin dall'inizio
Se stai iniziando a meditare e alcune parole ti sembrano incomprensibili, non significa necessariamente
che la meditazione non faccia per te.
Forse hai semplicemente bisogno di una spiegazione diversa.
Per anni ho creduto che tutti comprendessero cose che per me erano completamente oscure.
Poi ho scoperto che, a volte, il problema non era la pratica.
Era il linguaggio.
Io avevo bisogno di parole semplici. Di esempi quotidiani. Di qualcuno che mi spiegasse la differenza
tra essere trascinata da un pensiero e accorgermi di stare pensando.
Per questo oggi, se dovessi spiegare a qualcuno che cosa significa iniziare a osservare i propri pensieri,
non utilizzerei una formula complicata.
Direi:
Stai facendo qualcosa. La mente parte per conto suo. A un certo punto te ne accorgi. Quello è il
momento da riconoscere.
Poi torni. E quando la mente riparte? Te ne accorgi di nuovo. E torni di nuovo.
Non è spettacolare.
Non è misterioso.
Ma forse è proprio questa semplicità che rende la pratica così interessante.
Una domanda per te
Ora voglio chiederti una cosa.
C'è una parola della meditazione o della spiritualità che hai sentito cento volte, ma che nessuno ti ha
mai spiegato in modo veramente comprensibile?
Presenza? Lasciare andare? Ego? Consapevolezza? Radicamento? Osservatore?
Scrivimelo nei commenti.
La tua domanda potrebbe diventare il prossimo articolo del Dizionario della Meditazione di
Alchimia di Luce.
Credo che le domande apparentemente più semplici siano spesso quelle più interessanti.
E soprattutto credo che non dovremmo vergognarci di dire:
“Non ho capito. Puoi spiegarmelo in un altro modo?”
Porta la consapevolezza nella vita quotidiana
Comprendere un concetto è un primo passo.
Poi arriva la parte più interessante: provare a osservarlo nella propria esperienza quotidiana.
Se senti il bisogno di avere uno spazio nel quale fermarti, scrivere e osservare il tuo percorso, ho creato
Il Diario della Rinascita.
È uno strumento di scrittura personale nato all'interno del percorso di Alchimia di Luce.
Non promette di eliminare i pensieri o di trasformare la vita in pochi giorni.
Non sostituisce un supporto medico o psicologico quando necessario.
È uno spazio nel quale fermarti e scrivere. Osservare. Fare domande. Riconoscere schemi. Mettere su
carta ciò che spesso rimane confuso nella mente.
Una pagina alla volta. Con i tuoi tempi.
Scopri Il Diario della Rinascita
Un respiro alla settimana, insieme
Con questa serie voglio continuare a esplorare la meditazione attraverso parole semplici.
Senza fingere di avere tutte le risposte.
Senza trasformare ogni concetto in qualcosa di misterioso.
Un respiro alla settimana. Una parola alla volta. Una domanda alla volta.
Per cercare di capire insieme cosa significa realmente meditare e perché, tante volte, alcune spiegazioni
sembrano più difficili della pratica stessa.
Se questo articolo ti ha aiutato a vedere la meditazione come qualcosa di un po' meno impossibile, puoi
condividerlo con una persona che sta iniziando il proprio percorso.
Magari anche lei si è chiesta, almeno una volta:
“Ma come faccio a vedere un pensiero?”
Io me lo sono chiesto per anni.
E forse avevo soltanto bisogno che qualcuno me lo spiegasse in modo più semplice.
Con luce, forza e libertà,
Alchimia di Luce Community
Desiree Clemente

Nessun commento:
Posta un commento