Ti è mai capitato di sorprenderti a parlare da sola mentre cammini, mentre lavori, guidi o ti prepari
davanti allo specchio?
Forse, in quel momento, ti sei sentita un po' strana.
Magari hai smesso immediatamente, pensando:
“Ma perché sto parlando da sola?”
A me succede.
E per molto tempo non ho dato particolare importanza a questa abitudine.
Poi ho iniziato a osservarla meglio e mi sono resa conto di una cosa: in alcuni momenti, parlare a voce
alta mi aiuta a mettere ordine nei pensieri, riconoscere quello che sento e dare una direzione più chiara
alle mie intenzioni.
Non considero questa pratica una formula magica.
Non credo che basti pronunciare una frase affinché la realtà cambi improvvisamente.
Per me è qualcosa di più concreto.
Quando parlo ad alta voce, riesco ad ascoltare ciò che penso.
E a volte, ascoltare davvero le proprie parole cambia completamente la prospettiva.
Quando il dialogo interiore diventa voce
La nostra mente produce continuamente pensieri.
Alcuni sono chiari.
Altri si sovrappongono.
Altri ancora si ripetono così tante volte che finiamo per non accorgerci più della loro presenza.
Paure.
Preoccupazioni.
Conversazioni immaginarie.
Progetti.
Idee.
Ricordi.
Possibilità.
Nella mia mente tutto questo può muoversi molto velocemente.
Ho già raccontato, in un altro articolo, che per anni ho cercato di trattare la mia mente come qualcosa
da rallentare a tutti i costi.
Poi ho iniziato a guardarla diversamente.
La mia mente, per me, è come una Formula 1.
Il problema non è che sia veloce.
Il problema nasce quando corre senza una direzione.
Parlare a voce alta è uno degli strumenti che utilizzo per darle una strada.
La mia forma personale di meditazione dinamica
Per molto tempo ho creduto che meditare significasse soprattutto stare seduti in silenzio e cercare di
calmare la mente.
Oggi so che quella è una possibilità, ma non è l'unica pratica che mi aiuta a diventare consapevole.
Per me esiste anche una forma di presenza più dinamica.
Camminare.
Scrivere.
Ballare.
Creare.
E, sì, anche parlare con me stessa.
Quando sono davanti allo specchio e provo a esprimere ad alta voce ciò che penso, succede qualcosa di
molto semplice ma importante:
sono costretta ad ascoltarmi.
Un pensiero nella mente può rimanere vago.
Una frase pronunciata diventa più definita.
A volte, mentre parlo, mi accorgo che qualcosa che pensavo di volere non lo desidero davvero.
Altre volte riconosco una paura.
Oppure riesco finalmente a formulare un obiettivo che nella mia testa era soltanto una sensazione
confusa.
Per questo considero il dialogo ad alta voce una delle mie pratiche personali di consapevolezza.
Non perché abbia poteri misteriosi.
Ma perché mi aiuta a essere presente a ciò che penso.
Parlare a voce alta non significa creare magicamente la realtà
Su questo voglio essere chiara.
Nel mondo della crescita personale si sente spesso dire che “le parole creano la realtà”.
Io preferisco interpretare questa frase in maniera concreta.
Dire:
“Costruirò il mio progetto”
non costruisce automaticamente un progetto.
Dire:
“Cambierò la mia vita”
non produce da solo un cambiamento.
Le parole, però, possono aiutarci a chiarire una direzione.
E una direzione chiara può influenzare le decisioni che prendiamo.
Le decisioni possono diventare azioni.
Le azioni ripetute possono diventare abitudini.
E le abitudini, nel tempo, possono cambiare una vita.
È questa la trasformazione che mi interessa.
Non la formula magica.
Il passaggio dalla consapevolezza all'azione.
Lo specchio come luogo di confronto con se stessi
Per me lo specchio non è soltanto il luogo nel quale controllo il mio aspetto.
Può diventare anche uno spazio di confronto.
Guardarmi negli occhi mentre pronuncio una frase mi costringe a fermarmi.
A sentire se quella frase mi appartiene davvero.
A chiedermi:
Ci credo?
Lo voglio davvero?
Sto cercando di convincermi di qualcosa oppure sto riconoscendo una verità importante per me?
Non sempre le risposte arrivano immediatamente.
E non sempre sono piacevoli.
Ma questo è proprio il valore della pratica.
Non voglio utilizzarla per raccontarmi che tutto va bene quando non è così.
Voglio utilizzarla per ascoltarmi con maggiore chiarezza.
Dal “Pazzo Sacro” alla libertà di conoscersi
La figura del Pazzo Sacro mi affascina come simbolo.
Non perché penso che parlare da soli renda qualcuno più spirituale.
Ma perché rappresenta, per me, la libertà di uscire dalle convenzioni e osservare la realtà da una
prospettiva diversa.
A volte abbiamo paura persino dei nostri gesti più spontanei.
Ci controlliamo.
Ci correggiamo.
Ci chiediamo continuamente come appariremo agli occhi degli altri.
E se, per qualche minuto, smettessimo di preoccuparci dello sguardo esterno?
Se utilizzassimo la nostra voce per farci delle domande?
Per chiarire un pensiero?
Per riconoscere una paura?
Per ricordarci un obiettivo?
Questa è la mia interpretazione personale del Pazzo Sacro:
non qualcuno che possiede verità superiori, ma qualcuno che ha il coraggio di esplorare anche strade
non convenzionali per conoscere se stesso.
La mia Direzione Esecutiva Mentale
Ho scelto di chiamare questa pratica personale Direzione Esecutiva Mentale.
È il nome che do al momento in cui smetto di essere trascinata dal flusso dei pensieri e provo a dare
loro una direzione.
Per me può avvenire in modi diversi.
Parlando davanti allo specchio.
Camminando.
Registrando una nota vocale.
Scrivendo.
Facendo una domanda ad alta voce e ascoltando ciò che emerge.
Non utilizzo questa pratica per convincermi di essere invincibile.
La utilizzo per capire dove sto andando.
Per esempio, invece di ripetermi:
“Andrà tutto perfettamente.”
preferisco chiedermi:
“Che cosa posso fare oggi per avvicinarmi a ciò che voglio costruire?”
Oppure:
“Che cosa mi sta spaventando davvero?”
“Quale problema sto evitando?”
“Qual è la prossima azione concreta?”
“Questa decisione mi appartiene davvero?”
Per me queste domande sono molto più potenti delle frasi vuote ripetute senza convinzione.
Una pratica semplice davanti allo specchio
Se questa idea ti incuriosisce, puoi provare un piccolo esercizio.
Mettiti davanti allo specchio per qualche minuto.
Non preparare un discorso.
Non cercare frasi perfette.
Guardati e chiediti:
“Come sto davvero?”
Aspetta.
Poi continua:
“Che cosa occupa maggiormente la mia mente in questo momento?”
E infine:
“Qual è una cosa concreta che posso fare oggi?”
Puoi rispondere ad alta voce.
Non correggerti.
Non cercare una risposta spirituale o particolarmente profonda.
Rispondi come parleresti a una persona della quale ti fidi.
Forse non succederà nulla di straordinario.
Forse, invece, ascoltando la tua stessa voce, noterai qualcosa che nel rumore dei pensieri non riuscivi a
distinguere.
Entrambe le possibilità vanno bene.
Non tutto deve funzionare per tutti
Una delle cose più importanti che sto imparando nel mio percorso è questa:
non esiste una pratica universale adatta a ogni persona.
Qualcuno trova chiarezza nel silenzio.
Qualcuno nella scrittura.
Qualcuno nella meditazione.
Qualcuno camminando nella natura.
Qualcuno attraverso il movimento.
Io ho scoperto che, in alcuni momenti, parlare ad alta voce mi aiuta.
Non significa che debba funzionare per tutti.
Il cuore del percorso, per me, è proprio imparare a osservare ciò che ci aiuta realmente, senza sentirci
obbligati a imitare un'immagine prestabilita della consapevolezza.
Dal dialogo all'azione
Parlarsi può essere utile.
Ma poi arriva il momento di vivere.
Posso raccontarmi per ore che voglio costruire qualcosa di mio.
Poi devo lavorare.
Posso dire che desidero cambiare.
Poi devo fare scelte diverse.
Posso riconoscere una paura.
Poi devo decidere come affrontarla.
Per questo il dialogo ad alta voce, per me, non è il punto di arrivo.
È uno strumento di chiarezza.
La voce mi aiuta a riconoscere. La consapevolezza mi aiuta a scegliere. L'azione costruisce.
Questa è la sequenza che voglio portare anche nel Metodo Alchimia di Luce.
Non una spiritualità fatta soltanto di parole.
Ma un percorso in cui osservazione, corpo, voce, scrittura e azione possano dialogare tra loro.
La tua voce può diventare uno spazio di ascolto
Forse hai sempre parlato da sola senza pensarci.
Forse non lo fai mai.
Forse l'idea ti incuriosisce.
Non devi diventare la “Pazza Sacra” di nessuno.
Non devi dimostrare nulla.
Puoi semplicemente sperimentare.
La prossima volta che senti un pensiero confuso, prova a pronunciarlo.
Ascolta come suona.
Fatti una domanda.
Risponditi.
E poi osserva.
Non tutto ciò che pensiamo è vero.
Non tutto ciò che diciamo deve diventare un decreto.
Ma imparare ad ascoltare la propria voce può essere un modo interessante per conoscersi meglio.
Per me lo è stato.
E continua a esserlo.
Porta la tua Rinascita nel quotidiano
La scrittura è un altro degli strumenti che utilizzo per osservare i pensieri e trasformare sensazioni
confuse in domande più chiare.
Da questa esperienza nasce Il Diario della Rinascita, uno spazio di scrittura e riflessione personale
pensato per accompagnarti, giorno dopo giorno, nel tuo percorso di consapevolezza.
Non promette cambiamenti magici.
È uno strumento per fermarti.
Scrivere.
Osservare.
Farti domande.
E trasformare gradualmente la consapevolezza in azioni concrete.
Scopri il Quaderno della Fenice
Scopri Il Diario della Rinascita
E tu?
Ti capita mai di parlare da sola?
Ti aiuta a chiarire le idee, a prepararti per qualcosa o semplicemente a scaricare il rumore della
giornata?
Raccontamelo nei commenti.
Potremmo scoprire che esistono molti più modi di dialogare con noi stessi di quanto immaginiamo.
La tua voce non deve dirti chi fingere di essere. Può aiutarti ad ascoltare chi sei e a scegliere chi vuoi
diventare.
Con luce, forza e libertà,
Alchimia di Luce Community
Desiree Clemente

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