Quante parole ascoltiamo ogni giorno?
Notifiche.
Messaggi.
Televisione.
Video.
Conversazioni.
Opinioni.
E poi ci sono le parole che nessun altro sente: quelle del nostro dialogo interiore.
Pensiamo a ciò che dobbiamo fare.
Ripercorriamo conversazioni già avvenute.
Immaginiamo quello che potrebbe succedere.
Prepariamo risposte a problemi che forse non arriveranno mai.
Ci chiediamo cosa pensano gli altri di noi.
Viviamo immersi in un rumore continuo e, a volte, può diventare difficile ricordare come ci si sente
semplicemente a stare in silenzio.
Nel percorso di Alchimia di Luce, il silenzio non rappresenta una fuga dal mondo.
È uno spazio di ascolto.
Un momento nel quale non dobbiamo produrre, dimostrare, rispondere o reagire.
Possiamo semplicemente fermarci e osservare ciò che sta accadendo.
Perché abbiamo paura del silenzio?
Può sembrare strano, ma il silenzio non è sempre facile.
Quando siamo abituati a una stimolazione continua, appena si crea uno spazio vuoto cerchiamo
qualcosa con cui riempirlo.
Prendiamo il telefono.
Apriamo un'applicazione.
Controlliamo un messaggio.
Accendiamo la televisione.
Cerchiamo qualcosa da ascoltare.
Non c'è necessariamente nulla di sbagliato in queste attività. La tecnologia, l'intrattenimento e la
comunicazione fanno parte della nostra vita.
La domanda interessante è un'altra:
Riesco ancora a scegliere quando utilizzarli oppure riempio automaticamente ogni momento vuoto?
A volte non cerchiamo nuovi contenuti perché ne abbiamo realmente bisogno.
Li cerchiamo perché non sappiamo più che cosa fare con il silenzio.
Eppure proprio quello spazio può permetterci di accorgerci di qualcosa che, nel rumore continuo, non stavamo ascoltando.
La gabbia mentale del pensiero continuo
In Alchimia di Luce utilizzo l'espressione gabbia mentale come metafora.
Non è una diagnosi psicologica.
Descrive quella sensazione di essere intrappolati in un flusso continuo di pensieri, preoccupazioni,
aspettative e automatismi.
La mente possiede capacità straordinarie.
Ci permette di ricordare.
Pianificare.
Immaginare.
Risolvere problemi.
Creare.
Ma possiamo anche trascorrere moltissimo tempo in una realtà costruita esclusivamente dai pensieri.
Pensiamo al passato mentre il presente sta accadendo.
Immaginiamo il futuro mentre il corpo è seduto in una stanza.
Ripetiamo una conversazione già conclusa.
Cerchiamo di controllare mentalmente qualcosa che non possiamo controllare nella realtà.
Il silenzio non elimina magicamente questi pensieri.
Può però offrirci l'occasione di osservarli.
E osservare un pensiero è diverso dall'essere completamente trascinati da esso.
Il silenzio non significa smettere di pensare
Uno degli errori più comuni quando si prova a stare in silenzio è pensare:
“Devo svuotare completamente la mente.”
Poi arriva un pensiero.
E subito pensiamo di aver sbagliato.
Ne arriva un altro.
Ci irritiamo.
Dopo pochi minuti concludiamo:
Ma il nostro obiettivo non deve essere necessariamente smettere di pensare.
Possiamo iniziare da qualcosa di molto più semplice: accorgerci dei pensieri.
Immagina di essere seduta vicino a una strada.
Le automobili passano.
Non devi salire su ognuna di esse.
Puoi vederle arrivare e poi allontanarsi.
Con i pensieri possiamo provare a fare qualcosa di simile.
Un pensiero arriva.
Lo riconosciamo.
E torniamo al nostro punto di attenzione.
Il respiro.
Un suono.
Il contatto del corpo con la sedia.
La temperatura dell'aria.
Non sempre sarà facile.
Non deve esserlo.
Silenzio interiore e ascolto di sé
Nel linguaggio spirituale si parla spesso della voce dell'anima.
Per me questa espressione rappresenta la capacità di creare abbastanza spazio da poter ascoltare ciò che
normalmente copriamo con il rumore.
Non significa che ogni pensiero improvviso sia un messaggio spirituale.
Non significa che ogni sensazione sia un segnale misterioso da interpretare.
Significa concedersi il tempo di chiedersi:
Come sto realmente?
Che cosa sto evitando?
Di che cosa ho bisogno?
Che cosa mi sta togliendo energia?
Quale situazione continuo a rimandare?
Che cosa desidero veramente, al di là delle aspettative degli altri?
Non sempre le risposte arrivano immediatamente.
E va bene così.
L'ascolto non è un interrogatorio.
È una relazione che costruiamo con noi stessi nel tempo.
Il corpo come punto di ritorno al presente
Quando la mente è molto occupata, possiamo utilizzare il corpo come punto di attenzione.
Il corpo esiste nel presente.
Possiamo sentire il contatto dei piedi con il pavimento.
Il peso delle mani.
Il movimento naturale del respiro.
La temperatura.
I punti di appoggio.
Questo non significa che ascoltare il corpo risolva automaticamente ogni problema o che le sensazioni
corporee debbano essere interpretate esclusivamente in chiave spirituale.
Il corpo può anche avere sintomi che richiedono attenzione medica.
Ma nella vita quotidiana, riportare volontariamente l'attenzione alle sensazioni può diventare una
semplice pratica di presenza.
Non dobbiamo sempre cercare qualcosa di straordinario.
A volte possiamo iniziare semplicemente da ciò che esiste già.
Cinque minuti di Alchimia del Silenzio
Non servono ore di meditazione in cima a una montagna.
Puoi iniziare con cinque minuti.
Scegli un momento realistico della giornata.
Non il momento ideale che immagini di avere.
Quello che hai realmente.
Può essere al mattino.
Durante una pausa.
Dopo una passeggiata.
Prima di dormire.
Siediti in una posizione comoda.
Puoi chiudere gli occhi oppure tenere lo sguardo rivolto verso un punto tranquillo.
Appoggia le mani sulle gambe oppure, se ti fa stare bene, una mano sul petto.
Poi osserva.
Non devi respirare in un modo speciale.
Nota semplicemente il respiro così com'è.
L'aria entra.
L'aria esce.
Il corpo si muove leggermente.
Arriveranno pensieri.
Quando te ne accorgi, non giudicarti.
Puoi riconoscere mentalmente:
“Sto pensando.”
E poi tornare al respiro.
Tutto qui.
Non devi raggiungere uno stato particolare.
Non devi sentirti necessariamente rilassata.
Non devi avere un'intuizione straordinaria.
Hai semplicemente dedicato cinque minuti alla presenza.
Non chiamare “rumore” tutto ciò che senti
Nel testo originale di questo articolo avevo scritto di etichettare ogni pensiero come rumore.
Oggi preferisco una prospettiva differente.
Non tutti i pensieri sono rumore.
Alcuni ci ricordano una responsabilità.
Altri mostrano una preoccupazione reale.
Alcuni possono indicare un problema che dobbiamo affrontare concretamente.
Il punto non è disprezzare la mente.
È imparare a distinguere.
Durante la pratica non dobbiamo risolvere ogni pensiero.
Possiamo riconoscerlo e, se è importante, tornare ad affrontarlo in un momento più adatto.
La consapevolezza non è guerra contro la mente.
È imparare a costruire un rapporto diverso con ciò che pensiamo.
Un rituale di silenzio di sette giorni
Se vuoi sperimentare questa pratica, prova per una settimana.
Scegli cinque minuti al giorno.
Possibilmente nello stesso momento, se la tua routine lo permette.
Durante quei cinque minuti non utilizzare il telefono.
Non ascoltare musica.
Non cercare di produrre qualcosa.
Non controllare se stai facendo bene.
Osserva semplicemente il respiro e le sensazioni presenti.
Dopo i cinque minuti, scrivi una sola frase:
“In questo momento mi accorgo che…”
Non serve scrivere una pagina intera.
Completa la frase.
Dopo sette giorni rileggi ciò che hai scritto.
Potresti non scoprire nulla di straordinario.
Oppure potresti notare una preoccupazione ricorrente, un bisogno ignorato, un desiderio o
semplicemente il fatto che hai bisogno di maggiore riposo.
Lo scopo non è ottenere una rivelazione.
È creare uno spazio di ascolto.
Il silenzio non sostituisce l'aiuto
Ci tengo a fare una distinzione importante.
Le pratiche di silenzio, respirazione consapevole e osservazione personale possono essere utilizzate
come strumenti di benessere quotidiano, ma non sostituiscono un supporto medico o psicologico
quando necessario.
Per alcune persone, inoltre, stare in silenzio con i propri pensieri può essere difficile o aumentare il
disagio.
Non esiste una pratica adatta universalmente a tutti.
Se una pratica ti fa stare peggio, non devi forzarti per dimostrare qualcosa.
La crescita personale non è una gara di resistenza.
Possiamo cercare strumenti differenti e, quando necessario, un supporto professionale qualificato.
Dal silenzio alla vita reale
Il silenzio ha valore quando ci aiuta a tornare alla vita con maggiore consapevolezza.
Dopo aver ascoltato, possiamo scegliere.
Forse ci accorgiamo che abbiamo bisogno di mettere un limite.
Di affrontare una conversazione.
Di riposare.
Di chiedere aiuto.
Di iniziare qualcosa.
Di smettere di rimandare una decisione.
Di cambiare una piccola abitudine.
La pratica non termina quando apriamo gli occhi.
Quello è il momento in cui può iniziare la parte concreta.
Per me, l'alchimia interiore nasce proprio dall'incontro tra consapevolezza e azione.
Ascolto ciò che accade dentro di me.
Poi mi chiedo:
Quale piccolo gesto concreto posso compiere nella mia vita reale?
Il Diario della Rinascita: uno spazio per ascoltarti attraverso la scrittura
Se senti il bisogno di affiancare alla pratica del silenzio uno spazio di scrittura e riflessione personale,
ho creato Il Diario della Rinascita.
È uno strumento per fermarti, scrivere e osservare con maggiore attenzione il tuo percorso.
Non promette di eliminare i pensieri, curare l'ansia o sostituire un percorso professionale.
È uno spazio personale.
Una domanda alla volta.
Una pagina alla volta.
Un momento di ascolto alla volta.
Alchimia di Luce continua a crescere attraverso articoli, esperienze personali e nuovi progetti dedicati
alla consapevolezza, alla natura e alla rinascita.
Se sei arrivata fino a qui, grazie per aver dedicato una parte del tuo tempo a queste parole.
Ci ritroveremo presto con nuovi articoli e nuovi passi di questo percorso.
Con luce, forza e libertà,
Alchimia di Luce Community
Desiree Clemente

Nessun commento:
Posta un commento