Durante l'anno cambia continuamente.
Le foglie nascono, crescono e cadono.
I fiori attraversano il proprio ciclo.
Alcune piante entrano in una fase di riposo.
I semi possono rimanere nascosti nel terreno prima di germogliare.
La natura ci offre un'immagine potente: la trasformazione non è sempre immediatamente visibile e ogni
fase possiede tempi differenti.
Noi esseri umani, invece, possiamo avere molta difficoltà ad accettare la fine di qualcosa.
Un'abitudine.
Una relazione.
Un progetto.
Un'idea che avevamo di noi stessi.
Un periodo della nostra vita.
Anche quando sappiamo che qualcosa non ci rappresenta più, possiamo continuare a trattenerlo perché
ciò che conosciamo, perfino quando ci fa stare male, può sembrare meno spaventoso dell'incertezza.
Lasciare andare è una delle espressioni più utilizzate nel mondo della crescita personale.
Ma che cosa significa realmente?
Non significa dimenticare.
Non significa fingere che qualcosa non abbia fatto male.
Non significa cancellare una persona dalla memoria o convincersi che ogni cambiamento sia
necessariamente positivo.
Per me, lasciare andare significa soprattutto smettere di costruire tutta la propria vita intorno a qualcosa
che appartiene al passato.
Perché è così difficile lasciare andare?
A volte sappiamo perfettamente che una situazione è terminata, ma continuiamo mentalmente a tornarci.
Ripercorriamo conversazioni.
Immaginiamo cosa avremmo potuto dire.
Ci chiediamo cosa sarebbe successo se avessimo fatto una scelta diversa.
Cerchiamo risposte che forse non arriveranno.
Oppure continuiamo un'abitudine semplicemente perché è familiare.
Il conosciuto può dare una sensazione di sicurezza, anche quando non ci rende felici.
Il cambiamento, invece, contiene una parte di incertezza.
Chi sarò senza questa relazione?
Come sarà la mia vita senza questa abitudine?
Che cosa succederà se questo progetto non funziona?
E se ricominciassi e fallissi nuovamente?
Sono domande umane.
La paura del cambiamento non è necessariamente un segno di debolezza.
A volte indica semplicemente che stiamo attraversando qualcosa di importante e non sappiamo ancora
quale forma avrà la fase successiva.
La resistenza al cambiamento
Si sente spesso dire che tutta la sofferenza nasce dalla resistenza.
Io preferisco essere più prudente.
La sofferenza umana è complessa e può avere molte cause. Non possiamo ridurre un lutto, una malattia,
una situazione economica difficile o un trauma alla semplice idea che una persona non sappia “lasciare
andare”.
Sarebbe ingiusto e poco realistico.
Esiste però una forma di sofferenza che possiamo riconoscere nella vita quotidiana: continuare a
combattere mentalmente contro una realtà che è già cambiata.
Quando qualcosa è finito, possiamo continuare a desiderare che torni esattamente come prima.
Quando abbiamo commesso un errore, possiamo punirci mentalmente per anni.
Quando la vita prende una direzione imprevista, possiamo confrontarla continuamente con quella che
avevamo immaginato.
Accettare la realtà non significa necessariamente approvarla. Significa riconoscere il punto nel
quale ci troviamo per poter decidere che cosa fare da lì.
È difficile costruire una nuova direzione se continuiamo a comportarci come se fossimo ancora nel
punto di partenza.
Lasciare andare non significa dimenticare
Ci sono esperienze che rimangono con noi.
Persone.
Luoghi.
Periodi della vita.
Errori.
Scelte.
Ferite.
Non tutto deve essere cancellato.
E non credo che la guarigione consista nel diventare completamente indifferenti a ciò che abbiamo
vissuto.
Possiamo ricordare senza vivere continuamente nel ricordo.
Possiamo riconoscere che qualcosa ci ha cambiato senza permettergli di definire ogni parte del nostro
futuro.
Possiamo essere grati per alcuni momenti e, contemporaneamente, riconoscere che quella fase è
terminata.
Possiamo anche non essere grati.
Non dobbiamo necessariamente trasformare ogni esperienza dolorosa in una lezione meravigliosa.
A volte possiamo semplicemente dire:
È successo. Mi ha fatto male. Ora sto cercando di capire come continuare.
Anche questa è una forma di accettazione.
La natura come metafora dei nostri cicli
Gli alberi non sono persone e non prendono decisioni umane.
Ma possiamo osservare i loro cicli e utilizzarli come metafore.
Una pianta non fiorisce tutto l'anno.
Un seme non germoglia nello stesso momento in cui viene messo nella terra.
Un terreno apparentemente fermo può contenere processi che non vediamo.
Queste immagini possono ricordarci che anche nella vita esistono fasi differenti.
Ci sono momenti di espansione.
Momenti di costruzione.
Momenti di attesa.
Momenti di perdita.
Momenti in cui non sappiamo ancora quale sarà il prossimo passo.
Viviamo in una cultura che celebra soprattutto la fioritura.
Il risultato.
Il successo.
Il cambiamento visibile.
Ma una parte importante della vita accade anche quando dall'esterno sembra che non stia succedendo
nulla.
Non dobbiamo essere sempre in una fase di crescita evidente per avere valore.
Fare spazio non significa aspettare passivamente
L'idea di lasciare andare può essere fraintesa.
Potremmo pensare che significhi semplicemente aspettare che la vita ci porti qualcosa di nuovo.
Per me non è così.
Fare spazio può richiedere azioni concrete.
Terminare un impegno che non possiamo più sostenere.
Chiedere aiuto.
Cambiare una routine.
Mettere un limite.
Organizzare una questione rimandata.
Eliminare oggetti che non utilizziamo più.
Smettere di controllare continuamente qualcosa che non possiamo modificare.
Cominciare a cercare una nuova possibilità.
Il nuovo non arriva necessariamente perché abbiamo “chiuso una porta energetica”.
Ma quando liberiamo tempo, attenzione e risorse da qualcosa che non vogliamo più continuare,
possiamo avere maggiore spazio per compiere nuove scelte.
La differenza è importante.
Non stiamo aspettando passivamente che l'universo risolva la nostra vita.
Stiamo cercando di diventare partecipanti più consapevoli delle nostre decisioni.
Lasciare andare un'abitudine
Alcune delle cose più difficili da lasciare non sono persone o luoghi.
Sono abitudini.
Lo so per esperienza personale.
Dopo circa vent'anni di fumo, smettere di fumare ha significato molto più che eliminare le sigarette.
Ho dovuto incontrare momenti della giornata che erano stati collegati al fumo per anni.
La pausa.
Il nervosismo.
La noia.
I gesti automatici.
La mia storia personale mi ha insegnato che lasciare andare qualcosa non è sempre una decisione che
prendiamo una sola volta.
A volte è una scelta che dobbiamo confermare molte volte.
Un giorno.
Poi quello successivo.
E poi ancora.
Fino a quando iniziamo lentamente a costruire una vita in cui quella vecchia abitudine occupa uno
spazio diverso.
Questo non significa che tutti i cambiamenti funzionino allo stesso modo o che la forza di volontà sia
sempre sufficiente. Le dipendenze, per esempio, possono richiedere supporti medici e psicologici
specifici.
Ma nella mia esperienza ho imparato una cosa:
non tutto ciò che è stato parte della nostra vita per molto tempo deve necessariamente farne parte
per sempre.
Lasciare andare una vecchia identità
Forse la parte più difficile del cambiamento è questa.
A volte non dobbiamo lasciare andare soltanto qualcosa.
Dobbiamo lasciare andare l'idea che avevamo di noi stessi.
Io sono fatta così.
Non sono una persona disciplinata.
Non sono capace di costruire qualcosa.
Non riesco mai a portare a termine nulla.
È troppo tardi per ricominciare.
Ripetute nel tempo, queste frasi possono diventare una storia personale.
Ma una storia può essere riscritta.
Non con una frase motivazionale.
Con le esperienze.
Se penso di non essere capace di portare avanti nulla, posso scegliere un piccolo progetto e iniziare a
lavorarci con continuità.
Se credo di non avere disciplina, posso costruire un'abitudine sostenibile.
Se penso che sia troppo tardi, posso compiere una piccola azione oggi.
La nuova identità non nasce perché ripetiamo allo specchio una frase nella quale non crediamo.
Nasce anche attraverso le prove che costruiamo con le nostre azioni.
Il vuoto tra il vecchio e il nuovo
Esiste una fase di cui si parla poco.
Il momento in cui qualcosa è finito, ma il nuovo non è ancora arrivato.
È uno spazio scomodo.
Non siamo più quelli di prima.
Ma non sappiamo ancora bene chi stiamo diventando.
Una vecchia abitudine è terminata, ma non abbiamo ancora costruito completamente le nuove.
Un progetto è chiuso, ma il successivo è ancora un'idea.
Una fase della vita è finita e quella nuova non possiede ancora una forma precisa.
Questo spazio può fare paura.
Possiamo avere la tentazione di riempirlo immediatamente.
Con una nuova relazione.
Un nuovo impegno.
Una nuova distrazione.
Qualsiasi cosa pur di non sentire l'incertezza.
Ma non tutti i vuoti devono essere riempiti immediatamente.
A volte possiamo utilizzare quel tempo per osservare.
Che cosa voglio realmente?
Che cosa ho imparato?
Che cosa non voglio ripetere?
Quali condizioni voglio creare per la prossima fase della mia vita?
Non dobbiamo conoscere subito tutte le risposte.
Un esercizio per lasciare andare con consapevolezza
Prendi un foglio e dividilo in tre parti.
Nella prima scrivi:
Che cosa sto continuando a trattenere?
Può essere un'abitudine, una convinzione, una situazione, un rancore, un progetto o un'aspettativa.
Nella seconda:
Che cosa temo che accadrebbe se lasciassi andare?
Prova a essere sincera.
Forse temi la solitudine.
Il fallimento.
Il giudizio.
Il vuoto.
L'incertezza.
Nella terza:
Qual è una piccola azione concreta che posso fare?
Non devi cambiare tutta la vita oggi.
Puoi iniziare da un gesto.
Una telefonata.
Una conversazione.
Una richiesta di aiuto.
Un oggetto da eliminare.
Un'abitudine da osservare.
Una decisione da scrivere.
La consapevolezza diventa trasformazione quando, dove possibile, incontra un'azione concreta.
Fidarsi dei propri tempi senza smettere di camminare
Fidarsi dei propri tempi non significa rimandare tutto indefinitamente.
Significa smettere di confrontare continuamente il nostro percorso con quello degli altri.
Alcuni cambiamenti richiedono giorni.
Altri mesi.
Altri ancora molto più tempo.
Non possiamo forzare ogni processo.
Ma possiamo chiederci:
Sto rispettando i miei tempi oppure sto utilizzando la paura per non muovermi mai?
È una domanda difficile.
E la risposta può cambiare nel tempo.
A volte abbiamo davvero bisogno di fermarci.
Altre volte sappiamo che è arrivato il momento di compiere un passo, ma continuiamo a rimandarlo.
La consapevolezza consiste anche nell'imparare lentamente a riconoscere la differenza.
Ricominciare non significa ripartire da zero
Quando una fase finisce, possiamo avere la sensazione di dover ricominciare da zero.
Ma non siamo più la persona che eravamo all'inizio del percorso.
Abbiamo esperienze.
Errori.
Conoscenze.
Ferite.
Competenze.
Consapevolezze.
Anche quando cambiamo completamente direzione, portiamo con noi ciò che abbiamo imparato.
Ricominciare non significa cancellare tutto. Significa utilizzare ciò che abbiamo vissuto per
costruire diversamente.
Forse è questa una delle forme più concrete di alchimia.
Non trasformare magicamente il passato.
Ma decidere che cosa farne nel presente.
Il Diario della Rinascita: trasformare la consapevolezza in scrittura
Se senti di essere in una fase di cambiamento e hai bisogno di uno spazio per fermarti, scrivere e
osservare ciò che stai vivendo, ho creato Il Diario della Rinascita.
È uno strumento di riflessione personale pensato per accompagnare domande, passaggi e momenti di
trasformazione.
Non promette di guarire ferite emotive e non sostituisce un percorso medico o psicologico quando
necessario.
È uno spazio di scrittura.
Per capire che cosa vuoi lasciare.
Che cosa vuoi proteggere.
E che cosa vuoi iniziare a costruire.
Scopri Il Diario della Rinascita
Continua il percorso: uscire dalla gabbia mentale
Lasciare andare significa anche riconoscere i pensieri e le convinzioni che ci tengono fermi.
Se vuoi continuare questo percorso, puoi leggere il mio articolo dedicato alla gabbia mentale, dove
approfondisco il rapporto tra pensieri automatici, corpo e consapevolezza.
Non tutto deve essere risolto oggi.
Non tutto deve essere dimenticato.
Non tutto ciò che finisce deve essere considerato un fallimento.
A volte una fase della vita termina semplicemente perché la nostra storia sta cambiando direzione.
Possiamo avere paura e continuare.
Possiamo avere dubbi e compiere comunque un piccolo passo.
Possiamo non sapere ancora dove arriveremo e decidere ugualmente di non tornare continuamente
indietro.
La rinascita, spesso, non inizia quando abbiamo tutte le risposte.
Inizia quando creiamo abbastanza spazio per poter finalmente formulare nuove domande.
Grazie per aver dedicato il tuo tempo a queste parole e a questo percorso.
Con luce, forza e libertà,
Alchimia di Luce Community
Desiree Clemente

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