Pensiamo a ciò che dobbiamo fare. A quello che abbiamo dimenticato. A una conversazione passata. A
un problema che potrebbe presentarsi domani.
Intanto il corpo continua a vivere nel presente.
Respira.
Cammina.
Percepisce la temperatura.
Entra in contatto con le superfici.
Sente il peso, il movimento e lo spazio.
Eppure possiamo trascorrere intere giornate prestando pochissima attenzione a tutto questo.
Nel percorso di Alchimia di Luce utilizzo la parola radicamento per indicare proprio il ritorno alla
realtà presente: al corpo, ai sensi, all'ambiente e alla vita concreta.
Il contatto con la natura può diventare una delle strade attraverso cui coltivare questa presenza.
Non perché la Terra assorba magicamente tutti i nostri problemi o perché una passeggiata possa
sostituire un trattamento medico o psicologico, ma perché cambiare ambiente e dirigere
intenzionalmente l'attenzione verso l'esperienza sensoriale può offrirci uno spazio diverso dalla
continua attività mentale.
Questo tema è anche parte della ricerca e della scrittura che sto sviluppando per Sussurri Verdi, il
progetto di Alchimia di Luce dedicato al rapporto tra natura, piante, simboli e rituali quotidiani.
Che cosa significa essere radicati?
Nel linguaggio spirituale si parla spesso di persone radicate o non radicate.
Ma che cosa può significare concretamente?
Per me essere radicati significa essere presenti nella propria vita.
Significa riconoscere ciò che sentiamo senza vivere esclusivamente dentro ciò che pensiamo. Significa
ricordare che abbiamo bisogni fisici, responsabilità, desideri e limiti.
Possiamo avere una visione spirituale della vita e, contemporaneamente, occuparci delle questioni
concrete. Possiamo meditare e organizzare le nostre finanze. Possiamo cercare un significato profondo
e affrontare una conversazione difficile. Possiamo credere nella trasformazione e chiedere aiuto quando
ne abbiamo bisogno.
Il radicamento, quindi, non è una fuga dalla realtà.
È esattamente il contrario. È un ritorno.
Quando viviamo continuamente nella testa
La mente possiede una capacità straordinaria: può ricordare il passato e immaginare il futuro.
Questa capacità ci permette di imparare, pianificare e creare.
Ma possiamo anche ritrovarci intrappolati in pensieri ripetitivi. Ripercorriamo una conversazione molte
volte.
Immaginiamo scenari che non si sono ancora verificati. Prepariamo risposte a discussioni che forse non
avverranno mai. Ci chiediamo continuamente cosa pensano gli altri.
In Alchimia di Luce chiamo questa esperienza gabbia mentale.
Non è una diagnosi clinica.
È una metafora che descrive la sensazione di essere così assorbiti dai pensieri da perdere
progressivamente il contatto con l'esperienza presente.
Il corpo può diventare uno dei nostri punti di ritorno.
Non perché contenga risposte magiche a ogni problema, ma perché le sensazioni corporee accadono nel
presente.
Il contatto dei piedi con il terreno.
Il movimento durante una passeggiata.
La temperatura dell'aria.
La consistenza della terra.
Il suono delle foglie.
L'attenzione a questi elementi può diventare una pratica di presenza.
La natura non ha i nostri tempi
Una delle cose che più mi affascina del mondo vegetale è la differenza tra i suoi tempi e i nostri.
Noi vogliamo risultati. Preferibilmente subito. Iniziamo qualcosa e vogliamo sapere quando funzionerà.
Cambiamo un'abitudine e vogliamo vedere immediatamente una trasformazione.
Iniziamo un progetto e ci chiediamo perché non sia già cresciuto.
Una pianta segue un processo differente. Ha bisogno di determinate condizioni.
Acqua. Luce. Nutrimento. Tempo.
Non possiamo tirare uno stelo per farlo crescere più velocemente.
Questa osservazione può diventare una metafora utile anche per la crescita personale.
Non tutto ciò che sta cambiando è immediatamente visibile.
Non ogni periodo apparentemente fermo è necessariamente vuoto. E non tutte le persone hanno gli
stessi tempi.
Il mondo vegetale può ricordarci il valore della continuità.
Earthing e camminare a piedi nudi: che cosa possiamo dire realmente?
L'earthing, chiamato anche grounding, viene generalmente descritto come il contatto diretto del corpo
con superfici naturali, per esempio camminando a piedi nudi sull'erba o sulla sabbia.
Intorno a questa pratica esistono molte affermazioni relative a presunti effetti fisiologici.
È importante distinguere l'esperienza personale dalle promesse mediche.
In questo blog non presenterò il contatto con la terra come una cura e non dirò che camminare a piedi
nudi elimina malattie, riequilibra automaticamente le cariche elettriche del corpo o sostituisce
interventi sanitari.
Possiamo però parlare dell'esperienza in modo più semplice.
Camminare a piedi nudi, quando l'ambiente è sicuro e adatto, può diventare un esercizio sensoriale.
La sabbia ha una consistenza. L'erba un'altra. Il terreno può essere caldo, fresco, asciutto o umido.
Portare attenzione a queste sensazioni significa interrompere per qualche momento il flusso automatico
dei pensieri e dirigere l'attenzione all'esperienza presente.
Per alcune persone è piacevole. Per altre no.
Anche questa differenza merita rispetto. Non esiste una pratica universale adatta a tutti.
Toccare la terra come esercizio sensoriale
Non è necessario vivere accanto a una foresta per costruire un rapporto più consapevole con il mondo
vegetale.
Una pratica molto semplice può iniziare da una pianta in vaso.
Puoi dedicare alcuni minuti alla sua cura.
Toccare la terra.
Osservarne l'umidità.
Rimuovere una foglia secca.
Pulire delicatamente le foglie.
Osservare se stanno comparendo nuovi germogli.
Durante questo tempo prova a non fare contemporaneamente altre attività.
Non guardare un video. Non controllare le notifiche. Non trasformare necessariamente il momento in
una lezione.
Prenditi semplicemente cura della pianta.
A volte la presenza nasce proprio da attività semplici alle quali decidiamo di prestare completa
attenzione.
La visualizzazione delle radici
La visualizzazione è una pratica immaginativa.
Non significa che dal corpo crescano realmente radici energetiche.
Può essere utilizzata come esercizio simbolico per concentrare l'attenzione e rappresentare una qualità
che desideriamo coltivare.
Puoi provarla in modo semplice.
Mentre sei seduto o in piedi in una posizione comoda, porta l'attenzione ai piedi.
Nota il contatto con la superficie.
Immagina delle radici che si estendono verso il terreno. Non cercare una visione perfetta.
Puoi semplicemente associare questa immagine a una parola.
Stabilità.
Presenza.
Pazienza.
Forza.
Poi chiediti:
Che cosa significherebbe portare questa qualità nella mia giornata di oggi?
La parte importante arriva dopo la visualizzazione.
Se hai scelto la parola stabilità, quale azione concreta può rappresentarla?
Organizzare una questione rimandata?
Mantenere una promessa fatta a te stesso?
Terminare un'attività prima di iniziarne un'altra?
Dire un no necessario?
Una pratica simbolica diventa più significativa quando trova un collegamento con la vita reale.
Respirare nella natura: presenza, non miracoli
Respirare è una funzione naturale e continua.
Quando siamo all'aperto possiamo utilizzare il respiro come punto di attenzione. Fermati in un luogo
sicuro. Osserva l'ambiente.
Nota il ritmo naturale del respiro senza forzarlo.
Ascolta i suoni. Osserva la luce. Senti la temperatura dell'aria.
Se la mente torna ai problemi, non combatterla.
Riconosci il pensiero e riporta l'attenzione a ciò che stai percependo.
Nelle tradizioni indiane esiste il concetto di prana, inserito in sistemi filosofici e spirituali complessi.
È importante rispettare il contesto di queste tradizioni e non trasformare il concetto di prana
nell'affermazione scientifica che respirare vicino a una “pianta sacra” rigeneri automaticamente le
cellule.
Possiamo apprezzare il valore simbolico e spirituale di una tradizione senza presentare ogni concetto
come un meccanismo biologico dimostrato.
Il corpo come giardino
Tra tutte le immagini presenti nel testo originale, questa è quella che voglio conservare.
Il corpo come giardino. Un giardino non ha bisogno soltanto di essere osservato quando qualcosa va
male. Richiede attenzione regolare.
Condizioni adeguate.
Cura. Riposo. Cambiamenti quando qualcosa non funziona.
Il nostro rapporto con il corpo può essere visto nello stesso modo.
Possiamo imparare a osservarlo senza trasformare ogni sensazione in un giudizio estetico.
Come mi sento oggi?
Ho dormito abbastanza?
Ho bisogno di muovermi?
Ho fame?
Ho bisogno di una pausa?
C'è un sintomo persistente che dovrei discutere con un medico?
Prendersi cura del corpo significa anche non attribuire automaticamente ogni problema a cause
spirituali.
La stanchezza persistente, per esempio, può avere numerose cause e merita attenzione professionale
quando continua nel tempo o interferisce con la vita quotidiana.
La spiritualità può accompagnare una persona. Non dovrebbe impedirle di prendersi cura
concretamente della propria salute.
La pazienza del mondo vegetale
Scegli una pianta che puoi osservare nel tempo. Non deve essere rara. Può essere quella che hai sul
balcone.
Una pianta che incontri durante una passeggiata. Un albero vicino a casa. Osservala periodicamente.
Che cosa cambia?
Che cosa rimane uguale?
Ci sono nuovi germogli?
Foglie che cadono?
Periodi nei quali sembra non accadere nulla?
Questa osservazione può diventare una riflessione sui nostri tempi personali.
Viviamo in una cultura che mostra soprattutto i risultati.
Vediamo la pubblicazione del libro, non gli anni di scrittura. Vediamo il progetto che funziona, non tutti
i tentativi precedenti. Vediamo una persona dopo il cambiamento, non sempre conosciamo il percorso.
La natura può ricordarci che il processo è parte della crescita.
Tre pratiche di radicamento per la vita quotidiana
Non serve rivoluzionare completamente la giornata.
Puoi scegliere una di queste pratiche e sperimentarla per una settimana.
La prima è dedicare dieci minuti alla cura di una pianta senza telefono e senza altre distrazioni.
La seconda è fare una breve passeggiata portando volontariamente l'attenzione alle sensazioni: il
movimento, il contatto dei piedi con il terreno, i suoni e la temperatura.
La terza è utilizzare la visualizzazione delle radici come momento simbolico prima di una giornata
impegnativa, collegandola sempre a una piccola azione concreta.
Non fare tutto contemporaneamente.
Scegli. Osserva.
E chiediti se quella pratica trova realmente uno spazio nella tua vita.
Il benessere quotidiano non deve diventare un'altra lista infinita di compiti.
Sussurri Verdi: il progetto continua
Questo articolo è un'altra tappa del percorso che sto sviluppando con Sussurri Verdi.
Il progetto esplorerà il rapporto tra persone e mondo vegetale attraverso osservazione, scrittura, simboli
e rituali quotidiani.
Il mio obiettivo non è creare un catalogo di piante miracolose.
Voglio costruire un percorso che utilizzi la natura come spazio di riflessione.
Le radici come simbolo di stabilità. I semi come possibilità. I cicli come trasformazione. La cura come
pratica. La crescita come processo che richiede tempo.
Sussurri Verdi è ancora un progetto in costruzione e condividerò progressivamente il suo sviluppo
attraverso Alchimia di Luce.
Il Diario della Rinascita
Se vuoi iniziare da uno strumento già disponibile, Il Diario della Rinascita è dedicato alla scrittura e
alla riflessione personale.
È pensato come uno spazio per fermarsi, fare domande e osservare con maggiore attenzione il proprio
percorso.
Non promette guarigioni e non sostituisce un percorso medico o psicologico quando necessario.
È uno strumento personale.
Una pagina. Una domanda. Un momento alla volta
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Alchimia di Luce è un progetto indipendente in crescita.
Gli articoli del blog sono disponibili gratuitamente e raccontano il percorso che sto costruendo
attraverso crescita personale, consapevolezza, scrittura e rapporto con la natura.
Il sostegno contribuisce al lavoro necessario per la creazione di nuovi articoli e materiali per la
community.
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Desiree Clemente

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