Per molto tempo mi sono sentita fuori posto.
Mi sono chiesta spesso perché, mentre cercavo di seguire alcuni percorsi di meditazione e di crescita
interiore, sentissi che qualcosa dentro di me si bloccava.
Leggevo.
Studiavo.
Provavo.
Ascoltavo insegnamenti.
Cercavo di rimanere immobile.
Cercavo il silenzio.
Ripetevo mantra.
Tentavo di disciplinare la mia mente.
Eppure, più cercavo di fare tutto nel modo che ritenevo corretto, più cresceva dentro di me una strana
sensazione:
forse non sono capace di meditare.
La mia mente continuava a muoversi.
Pensava.
Creava.
Collegava idee.
Costruiva progetti.
Immaginava conversazioni.
Saltava velocemente da un argomento all'altro.
Io cercavo di fermarla e lei ripartiva.
La riportavo indietro e lei correva nuovamente.
Per molto tempo ho interpretato tutto questo come un mio limite.
Poi, lentamente, ho cominciato a farmi una domanda diversa.
E se il problema non fosse la mia mente?
E se avessi semplicemente bisogno di comprendere meglio quale tipo di pratica può aiutarmi davvero?
Questa domanda ha cambiato il mio modo di guardare non soltanto la meditazione, ma anche me stessa.
Quando un percorso di crescita ti fa sentire inadeguata
Nel mio percorso ho incontrato concetti provenienti da diverse tradizioni contemplative e spirituali.
Ho letto dell'ego, dell'identificazione con i pensieri, della natura del Sé e, nella filosofia vedantica, dei
Kosha, spesso descritti come diversi involucri o livelli dell'esperienza umana.
Sono tradizioni profonde e complesse, che meritano rispetto e uno studio serio.
Ma il problema, per me, non era necessariamente la tradizione.
Era ciò che accadeva quando cercavo di applicare alcuni insegnamenti senza riuscire a comprenderli
veramente attraverso la mia esperienza.
Invece di sentirmi più vicina a me stessa, a volte mi sentivo inadeguata.
Pensavo di avere troppi pensieri.
Troppa energia.
Troppo movimento.
Troppa voglia di fare.
Mi sembrava che per raggiungere una vera consapevolezza dovessi diventare una persona
completamente diversa da quella che ero.
Più silenziosa.
Più immobile.
Meno intensa.
Meno veloce.
Meno me.
Oggi non credo più che la crescita interiore debba necessariamente funzionare così.
La scoperta che ha cambiato la mia prospettiva
A un certo punto ho compreso qualcosa.
La mia mente non è un contenitore di spazzatura che devo continuamente svuotare.
La mia mente è una Formula 1.
Questa è l'immagine che meglio riesce a descrivere ciò che sento.
È veloce.
È dinamica.
È creativa.
Collega informazioni.
Genera idee.
Costruisce progetti.
A volte corre troppo e devo imparare a guidarla meglio.
Ma il fatto che sia veloce non significa automaticamente che sia sbagliata.
Per anni ho cercato di far correre una Formula 1 su un percorso che non sentivo mio e poi mi sono
colpevolizzata perché non riuscivo a farla stare ferma.
È come cercare di mettere il motore di una Formula 1 nel telaio di una bicicletta e poi domandarsi
perché qualcosa non funziona.
Il problema non è necessariamente il motore.
Forse dobbiamo imparare a conoscerlo.
A comprenderne la potenza.
A capire quando accelerare.
Quando rallentare.
Quando fermarci.
E soprattutto, dove vogliamo andare.
Questa, oggi, è una parte importante del mio percorso.
Non spegnere la mente.
Imparare a guidarla.
Meditare significa necessariamente stare immobili?
Questa è una delle domande che ho iniziato a farmi.
Per alcune persone, sedersi in silenzio e osservare il respiro può essere una pratica preziosa.
Anche io posso trovare valore in alcuni momenti di silenzio.
Ma ho scoperto che la presenza può emergere nella mia vita anche in altre situazioni.
Quando ballo e sono completamente dentro il movimento.
Quando scrivo e il tempo sembra scomparire.
Quando lavoro con concentrazione su un progetto.
Quando cammino nella natura.
Quando osservo consapevolmente il mio respiro.
Quando mi fermo davanti allo specchio e provo a parlare sinceramente con me stessa.
Quando creo qualcosa.
Quando riesco a essere completamente presente in ciò che sto facendo.
Non voglio utilizzare la parola meditazione in modo così ampio da farle perdere ogni significato.
Esistono tecniche contemplative precise, tradizioni differenti e pratiche strutturate che non sono tutte
intercambiabili.
Ma la mia esperienza mi ha insegnato una cosa importante:
la consapevolezza può essere allenata in modi diversi e la pratica deve anche incontrare la
persona reale che la sta vivendo.
La libertà di cercare il proprio sentiero
Non credo che esista un'unica esperienza valida per tutti.
Le persone sono diverse.
Le storie sono diverse.
Le sensibilità sono diverse.
Anche il rapporto con il silenzio, il corpo e il movimento può essere diverso.
Per qualcuno la pace può arrivare attraverso una lunga pratica seduta.
Per qualcun altro può essere più accessibile inizialmente attraverso una camminata consapevole.
Qualcuno trova concentrazione nella ripetizione di un mantra.
Qualcun altro nel movimento.
Qualcuno ama il silenzio.
Qualcun altro ha bisogno di attraversare prima il rumore per comprendere cosa contiene.
Questo non significa che ogni cosa sia automaticamente meditazione.
Significa che possiamo esplorare, studiare e trovare pratiche sostenibili, senza utilizzare il confronto
con gli altri come una misura del nostro valore.
La domanda che oggi mi interessa non è più:
“Perché non riesco a meditare come quella persona?”
La domanda è:
“Che cosa succede realmente dentro di me quando provo questa pratica?”
Rispettare le tradizioni senza perdere se stessi
Voglio essere molto chiara su un punto.
Queste mie parole non vogliono essere una critica alle discipline orientali, alle tradizioni vediche o alle
persone che le praticano con dedizione.
Sarebbe superficiale ridurre secoli di filosofia e pratica spirituale a poche esperienze personali.
Ho rispetto per questi percorsi.
E credo che possiamo imparare moltissimo da tradizioni diverse dalla nostra.
Ma rispetto non significa obbligo di adattamento.
Possiamo studiare una pratica e scoprire che, in una determinata fase della nostra vita, non è quella più
adatta a noi.
Possiamo imparare da un insegnamento senza trasformarlo in un dogma.
Possiamo riconoscere il valore di una tradizione senza sentirci falliti se la nostra esperienza è diversa da
quella che immaginavamo.
Questa distinzione, per me, è stata liberatoria.
Posso rispettare una strada senza essere obbligata a percorrerla fino alla fine.
Quando la meditazione diventa un'altra prestazione
C'è un paradosso che ho vissuto personalmente.
Cercavo la meditazione per sentirmi più libera e finivo per utilizzarla come un'altra prova da superare.
Quanto tempo sono rimasta concentrata?
Quante volte mi sono distratta?
Sono riuscita a non pensare?
Sto facendo progressi?
Sono abbastanza disciplinata?
Perché gli altri sembrano riuscirci e io no?
Senza rendermene conto, avevo trasformato anche la ricerca della pace in una prestazione.
E quando non raggiungevo il risultato che immaginavo, mi giudicavo.
Oggi provo a cambiare domanda.
Non:
“Sono stata brava?”
Ma:
“Che cosa ho osservato?”
Forse ho scoperto che oggi la mia mente è agitata.
Forse ho notato una preoccupazione ricorrente.
Forse sono riuscita a rimanere presente per pochi secondi.
Forse ho capito che in quel momento avevo bisogno di muovermi prima di sedermi.
Anche questa è conoscenza.
La mia mente è veloce: come posso lavorare con lei?
Accettare una mente dinamica non significa lasciarsi trascinare continuamente da ogni impulso.
Questa è una distinzione importante.
Dire:
“Sono fatta così”
non deve diventare una scusa per rinunciare alla consapevolezza.
Per me l'accettazione è il punto di partenza.
Prima riconosco come funziono.
Poi posso imparare a lavorare con me stessa.
Una mente veloce può avere bisogno di direzione.
Una mente creativa può avere bisogno di strumenti per raccogliere le idee.
Una mente piena di progetti può avere bisogno di imparare a scegliere le priorità.
Una mente che corre può avere bisogno di momenti nei quali rallentare.
Non voglio spegnere la mia energia.
Voglio imparare a darle una direzione.
È da questa esperienza che sto sviluppando una mia riflessione personale che chiamo
Direzione Esecutiva Mentale.
Che cos'è per me la Direzione Esecutiva Mentale
La Direzione Esecutiva Mentale è un concetto che sto elaborando all'interno del mio percorso e del
Metodo Alchimia di Luce.
Nasce da una domanda molto concreta:
se la mia mente produce continuamente idee, pensieri, immagini e possibilità, come posso imparare a
dirigerla senza combatterla?
Per me significa imparare gradualmente a distinguere tra:
un pensiero e una decisione;
un impulso e un'azione;
un'idea e un progetto;
una paura e un fatto;
una possibilità e una priorità.
La mia mente può produrre cento idee.
Ma non devo realizzarle tutte oggi.
Può immaginare dieci scenari negativi.
Ma questo non significa che accadranno.
Può avere voglia di iniziare cinque progetti contemporaneamente.
Ma posso fermarmi e decidere quale viene prima.
Questa è la direzione che sto cercando.
Non la repressione.
Non la guerra contro me stessa.
La guida.
La mia pratica passa anche attraverso il corpo
Ho scoperto che per me il corpo è fondamentale.
Quando sono troppo nella mente, non sempre mi aiuta ordinarmi di non pensare.
A volte ho bisogno di muovermi.
Camminare.
Ballare.
Fare attività fisica.
Respirare consapevolmente.
Entrare in contatto con ciò che mi circonda.
Per me il movimento può diventare una porta verso la presenza.
Quando ballo veramente, non sto necessariamente analizzando ogni movimento.
Il corpo sa.
Il ritmo arriva.
L'attenzione si sposta dalla continua narrazione mentale all'esperienza.
Questo non sostituisce tutte le forme di meditazione.
È semplicemente una parte del mio percorso.
E credo che una delle cose più belle della crescita personale sia proprio questa possibilità di conoscersi
abbastanza da capire quali strumenti ci aiutano davvero.
Per molto tempo ho confuso l'accettazione con la rassegnazione.
Accettarsi non significa rinunciare a crescere.
Pensavo che accettarmi significasse dire:
“Sono così e non cambierò mai.”
Oggi per me significa qualcosa di molto diverso.
Significa partire dalla realtà.
Io sono questa persona.
Ho questa energia.
Queste caratteristiche.
Questi punti di forza.
Queste difficoltà.
Questi sogni.
Da qui posso crescere.
Non da una versione immaginaria di me.
Non dalla persona che penso di dover diventare per essere considerata spirituale.
Ma da me.
Oggi non cerco di diventare una monaca.
Non è la mia strada.
Sto cercando di diventare pienamente me stessa.
Una donna.
Una madre.
Una persona creativa.
Una donna che vuole costruire un progetto e un futuro.
Una persona che ama il movimento, le idee, la natura, la crescita e la vita.
La mia spiritualità, se deve avere un significato, deve riuscire a vivere dentro questa realtà.
Non cancellarla.
Forse non sei incapace: forse hai bisogno di una spiegazione diversa
Nel precedente articolo del Dizionario della Meditazione di Alchimia di Luce, ho raccontato una
domanda che mi ha accompagnata per molto tempo:
“Come faccio a vedere un pensiero?”
Per anni non avevo capito che osservare un pensiero potesse iniziare semplicemente dall'accorgersi di
stare pensando.
Quell'esperienza mi ha insegnato qualcosa.
A volte non siamo incapaci.
Abbiamo bisogno di una spiegazione diversa.
A volte non dobbiamo abbandonare una pratica.
Dobbiamo comprenderla meglio.
Altre volte, invece, possiamo scoprire che un approccio differente è più adatto a noi.
La ricerca personale richiede anche discernimento.
Non tutto ciò che è difficile è sbagliato.
Ma non tutto ciò che ci fa stare male deve essere sopportato in nome della crescita.
Per me la domanda rimane sempre:
questa pratica mi sta aiutando a conoscermi meglio oppure mi sta convincendo che, per avere valore,
devo diventare qualcun altro?
Il Metodo Alchimia di Luce nasce anche da questa esperienza
Alchimia di Luce non nasce dall'idea di avere trovato l'unica strada corretta.
Nasce, al contrario, da tutte le domande che mi sono fatta.
Dalla confusione.
Dalle cose che non comprendevo.
Dalla sensazione di non riuscire a entrare perfettamente in percorsi costruiti da altri.
Dalla voglia di unire spiritualità e concretezza.
Corpo e mente.
Silenzio e movimento.
Riflessione e azione.
Natura e progetto.
Intuizione e disciplina.
Per me l'alchimia è proprio questo.
Non eliminare parti di noi, ma imparare a trasformarle e integrarle.
Una mente veloce può diventare creatività.
Una difficoltà può diventare una domanda.
Una domanda può diventare ricerca.
Una ricerca può diventare un metodo.
Un'esperienza può diventare qualcosa da condividere.
È ciò che sto cercando di costruire, passo dopo passo.
Una riflessione per chi si è sentito fuori posto
Se hai provato a meditare e ti sei sentita incapace, vorrei dirti quello che avrei voluto sentire io.
Non giudicarti troppo velocemente.
Prova a capire cosa non funziona.
È il linguaggio?
È la tecnica?
È il momento della giornata?
È la durata?
Hai bisogno di una guida più chiara?
Hai aspettative irrealistiche su ciò che dovrebbe accadere?
Stai cercando di non avere pensieri e interpreti ogni pensiero come un fallimento?
Oppure hai bisogno di esplorare, con serietà, un approccio differente?
Non posso sapere quale sia la risposta per te.
Ma posso dirti che sentirsi in difficoltà non significa automaticamente essere incapaci.
La meditazione non è una gara.
La crescita personale non è una classifica.
La spiritualità non dovrebbe essere un costume da indossare per sembrare diversi da ciò che siamo.
La consapevolezza, per me, comincia dall'incontro con ciò che sono
Oggi ho smesso di dichiarare guerra alla mia mente.
Questo non significa che la seguo ovunque voglia andare.
Significa che cerco di conoscerla.
Quando corre, provo a capire dove sta andando.
Quando genera idee, provo a raccoglierle.
Quando crea paure, provo a distinguere ciò che immagina da ciò che sta realmente accadendo.
Quando ha bisogno di movimento, provo ad ascoltare anche il corpo.
Quando ha bisogno di silenzio, provo a concederglielo senza trasformarlo in una punizione.
Non sono arrivata alla fine di un percorso.
Sto imparando.
Ed è proprio questo che voglio raccontare su Alchimia di Luce.
Non la storia di una persona che possiede tutte le risposte.
La storia di una persona che continua a fare domande.
Una domanda per te
Hai mai trovato una pratica non convenzionale che ti ha aiutato a sentirti più presente?
Il movimento?
La danza?
La scrittura?
Camminare?
La natura?
Una pratica contemplativa particolare?
Oppure hai mai provato un metodo che, nonostante funzionasse per molte altre persone, non riusciva a
parlare a te?
Raccontamelo nei commenti.
Mi interessa creare uno spazio nel quale possiamo parlare anche delle difficoltà della crescita
personale, non soltanto dei risultati perfetti.
Perché credo che, molto spesso, siano proprio le domande sincere ad aiutarci a conoscerci.
Uno spazio per osservare il tuo percorso
Una parte importante del mio cammino passa attraverso la scrittura.
Mettere i pensieri sulla carta mi aiuta a osservarli, organizzarli e riconoscere ciò che spesso, nella
velocità della mente, rimane confuso.
Da questa esperienza nasce anche Il Diario della Rinascita, uno strumento di scrittura personale creato
all'interno del percorso di Alchimia di Luce.
Non promette una mente vuota.
Non promette una trasformazione immediata.
Non sostituisce un supporto medico o psicologico quando necessario.
È uno spazio personale per fermarsi, scrivere, osservare e accompagnare il proprio percorso una pagina
alla volta.
Scopri il Quaderno della Fenice
Scopri Il Diario della Rinascita
La mia Formula 1 ha bisogno di una direzione, non di essere distrutta
Questa è forse la cosa più importante che ho imparato.
Non voglio più passare la vita a cercare di diventare una persona completamente diversa da me.
Voglio crescere.
Imparare.
Migliorare.
Disciplinarmi.
Ma voglio farlo partendo da ciò che sono.
La mia mente è veloce.
A volte troppo.
La mia energia è intensa.
I miei progetti sono tanti.
Le idee arrivano continuamente.
Per anni ho pensato che la soluzione fosse spegnere tutto.
Oggi sto imparando qualcosa di diverso.
Una Formula 1 non ha bisogno di essere trasformata in una bicicletta.
Ha bisogno di un circuito.
Di una direzione.
Di disciplina.
Di conoscere quando accelerare e quando frenare.
E soprattutto ha bisogno di qualcuno che impari a guidarla.
Io sto imparando a guidare la mia.
Con luce, forza e libertà,
Alchimia di Luce Community
Desiree Clemente

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